Gli sms… oggi… soprattutto ieri…

1992 è l’anno in cui Neil Papworth invia il primo sms della storia da un pc ad un telefono mobile; nel 1993 avviene lo scambio di sms tra due dispositivi mobili. Bene, dopo questo stringato cenno storico possiamo cominciare.

Gli sms sono andati davvero avanti nel tempo e, ancora oggi, con l’avvento di whatsapp, messenger, telegram, ancora non vengono definitivamente eliminati. Secondo le statistiche, gli sms oggi, vengono utilizzati soprattutto da soggetti business come le aziende che preferiscono servirsi di uno strumento di “sicura” ricezione per l’utente. In altre parole non tutti hanno una connessione internet per usufruire di servizi di messaggeria istantanea, ma tutti i possessori di un numero mobile possono ricevere gli sms. Andiamo, però, un po’ indietro nel tempo, e siccome questo blog vuole affrontare anche la sfera “sentimentale” della tecnologia, ripercorriamo ciò che sono stati gli sms per chi è nato negli anni 90′ o giù di lì. Sì perché i cosiddetti millennians non hanno conosciuto direttamente i 160 caratteri, limite di ogni messaggio di testo.

Circa 20 anni fa, alle porte degli anni duemila, gli sms e lo “squillo” facevano da padroni nella comunicazione cellulare (sì si chiamavano così). Lo squillo era, se vogliamo, l’equivalente delle spunte blu per verificare che il telefono del destinatario fosse acceso e quindi potesse ricevere il messaggio; in alcune circostanze veniva usato anche solo per comunicare: “ti sto pensando” quando, magari, erano terminati gli sms a disposizione nel pacchetto della promo. Infatti, esistevano diverse offerte degli operatori solitamente con 100 sms al giorno e, così, in 160 caratteri si provava a scrivere il massimo del testo che si voleva far arrivare al proprio interlocutore. Così nascevano le abbreviazioni, anche le più assurde, soprattutto per esprimere i sentimenti. Dal tvb al tvtttttb (se proprio si voleva così tanto bene a una persona). Poi gli emoticon, non le faccine di whatsapp ma i due punti, le patentesi, i punti e virgola e tutto ciò che poteva rappresentare uno stato emozionale. Ma non era solo la modalità di scrittura a suscitare emozioni o inventiva. C’era l’attesa, l’incertezza e tutta un’atmosfera di inquietudine di varia natura. Si inviava un sms e poi… poi non c’erano le spunte blu e non si sapeva se in realtà il ricevente leggesse o no il nostro messaggio, se aveva letto e volutamente non rispondeva. E così ansie su ansie adolescenziali che oggi, con tutte le conferme di lettura blu, verdi, gialle, non si hanno quasi più. L’attesa in sé era qualcosa anche di particolarmente romantico. Eh già, fin dagli sms si era iniziato a perdere il contatto diretto per dichiararsi amorevolmente e, dopo aver inviato un sms d’amore, come quasi fosse una lettera d’altri tempi, si attendeva il responso dell’amata/o. Al di là delle questioni di cuore, si evitava anche di far parte dei numerosi gruppi whatsapp di cui, purtoppo e per fortuna, oggi facciamo parte tutti. Insomma, da amante della tecnologia, sono anche un nostalgico della NokiaGeneration, quella con lo schermo verde e le suonerie polifoniche.
Ma… detto ciò… perché e per cosa dovremmo tornare ad usare gli sms? Per un marketing eccellente!!!

Un sms è, probabilmente, meno invasivo o meglio daremo, almeno in parte, l’impressione di voler essere discreti.

Un sms ha 160 caratteri e ci permetterà di ritrovare il dono della sintesi.

Il destinatario del messaggio si sentirà meno con il fiato sul collo, sapendo che nessuno verrà a conoscenza se abbia o meno letto il contenuto degli sms.

Infine… riscopriremo il profumo dell’attesa…

E voi cosa ne pensate? Voi che avete attività commerciali, avete mai pensati di tornare a usare gli sms come strumento di marketing e comunicazione?

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